APPUNTAMENTI
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RELAZIONE DI ALESSANDRO TESOLAT, SEGRETARIO UDC DELLA PROVINCIA DI UDINE, ALL’ASSEMBLEA PROVINCIALE DI PALMANOVA DEL 3 MARZO 2007 PER L’ELEZIONE DEI DELEGATI AL III° CONGRESSO NAZIONALE La nostra stagione congressuale prevede per la prima volta due distinti appuntamenti in provincia di Udine. Il primo, quello odierno, dedicato alla politica nazione dell’Udc, il secondo, che si svolgerà agli inizi del mese di giugno, dedicato alle tematiche locali ed al rinnovo degli organi. Una fase congressuale impegnativa che ci permette di compiere un percorso di chiarezza politica, nel rispetto del confronto democratico e delle regole congressuali dando il giusto spazio ad un tema, quello della politica nazionale, che è di fondamentale importanza e che non sempre trova il dovuto spazio nelle assise locali. E la scelta di procedere attraverso due distinti appuntamenti è tanto più importante e significativa proprio in questa fase politica nella quale grazie all’iniziativa dell’Udc nazionale, il quadro politico italiano è stato con lungimiranza rimesso in discussione. Con lungimiranza perché i suoi limiti sono evidenti. Un primo limite va ricercato nell’essenza stessa del bipolarismo italiano che ha visto non la riduzione, ma la moltiplicazione dei partiti, o presunti tali, e la formazione di due schieramenti che hanno dimostrato e che stanno dimostrando la difficoltà di governare in modo efficace. Due schieramenti dove le ali estreme, e questo succede soprattutto nel centro sinistra, influenzano la politica governativa in un modo che non ha eguali nel resto d’Europa. Un secondo limite sta nelle due leadership che si confrontano, con un sistema politico ancora bloccato sul confronto scontro tra Prodi e Berlusconi che sono gli stessi leaders che si scontrarono dieci anni fa e che continuano ora una partita apparentemente senza fine e senza sbocchi. Una partita dove soprattutto uno dei due, ovvero Berlusconi è causa contemporaneamente della sua forza e della sua debolezza infatti è solo l’antiberlusconismo il collante che permette a questa sinistra di restare unita al momento delle elezioni ed il carburante che permette ancora a questa sinistra-centro politicamente fuori dal tempo di continuare a vincere. Ed è a causa dell’antiberlusconismo unito ad una mancanza di cultura politica e di senso di partito che caratterizza alcuni soggetti importanti del centrodestra che il centro destra stesso dopo la vittoria nelle elezioni politiche del 2001 ha perso tutte le consultazioni successive: mi riferisco alle elezioni regionali (solo quattro sono le regioni attualmente amministrate dal centro destra), alle elezioni comunali (le principali città italiane, salvo Milano e Palermo, sono amministrate dal centrosinistra) ed infine alle elezioni politiche del 2006. E poco importa se quelle elezioni le abbiamo perse per pochi voti, quello che conta è che siamo partiti da una posizione di vantaggio che abbiamo sperperato dopo cinque anni di governo. Evidentemente la coalizione guidata da Berlusconi non ha saputo rispondere con l’azione di governo alle attese che aveva generato. E se qualcuno nel centro destra oggi dice che l’Udc sta indebolendo l’opposizione perché punta il dito sugli errori che sono stati commessi, sulle cause che ci hanno fatto perdere le elezioni perché fa una politica autonoma quindi non sottomessa a Berlusconi, evidentemente dimostra una totale incapacità di analizzare gli avvenimenti così come si sono svolti e l’incapacità di riconoscere i veri punti deboli del centro destra. E questo accade in un paese, l’Italia, che continua a perdere terreno rispetto ai paesi europei più avanzati e preparati, sempre più competitivi di noi. Quindi la sfida posta dall’Udc è una sfida per il paese, perché l’Italia non può continuare ad essere governata da coalizioni che governano male e perdono le elezioni. L’Italia non può continuare ad essere governata da coalizioni che si formano contro qualcuno e che vincono esclusivamente grazie agli errori degli avversari politici. E’ un paese, il nostro, che rischia di scivolare fuori da un’Europa dove, nonostante le difficoltà ovunque esistenti i sistemi politici dei maggiori paesi dell’Unione Europea hanno saputo rispondere positivamente alle sfide dello sviluppo. Si pensi alla Germania che con coraggio, dopo un passaggio elettorale che ha visto un sostanziale equilibrio tra i due schieramenti, ha intrapreso la via della grande coalizione per introdurre alcune riforme importanti per la crescita del sistema e per tornare al voto dopo fatte le riforme, mantenendo contemporaneamente l’esclusione delle ali estreme dello schieramento politico dal governo del paese. Si pensi alla Gran Bretagna che ha saputo mantenere una continuità nella sua politica estera e nella politica economica nonostante passaggi che sono sembrati epocali tra i conservatori della signora Tatcher ieri i laburisti di Blair oggi e probabilmente i conservatori di Cameron domani, passaggi che però non hanno modificato le fondamenta di un percorso politico tracciato e mai abbandonato. Si pensi alla Francia dove una intelligente e lungimirante politica di sostegno alle famiglie sta dando i suoi frutti con un incremento delle nascite e con una conseguente previsione, per i prossimi anni, di uno straordinario boom economico che potrebbe portare nel 2040 al sorpasso della stessa Germania grazie al combinato disposto tra la crescita economica e la crescita della natalità. Il non riconoscere questa situazione che fa dell’Italia un caso a sé nel panorama europeo ed il trincerarsi esclusivamente a difesa del leader vuol dire avere a cuore soltanto interessi di parte. Bipolarismo che non funziona e leaders insufficienti sono due degli aspetti che indeboliscono il sistema politico italiano e quindi il paese e sono due aspetti che in questi mesi sono stati giustamente evidenziati dall’Udc nazionale anche perché sono la causa principale della attuale situazione che ha visto la consegna di parti importantissime della gestione politica dello Stato alla sinistra estrema radicale ed antagonista, antiamericana ed antiatlantica e per certi aspetti antioccidentale. Ma queste due cause vanno considerate in una più ampia concatenazione di cause ed effetti dalle quali solo una forte iniziativa politica, compresa e condivisa da una parte importante del corpo elettorale, ci può far uscire. Penso ad altre due importanti questioni strettamente connesse al bipolarismo che non funziona ed all’insufficienza dei leaders. Mi riferisco al ruolo dei partiti e alla connotazione politica dei due schieramenti. Sul ruolo dei partiti nella società l’Udc ha le idee chiare ed in particolare l’Udc provinciale e regionale ne hanno fatto uno dei punti cardine dei congressi celebrati nell’anno 2005. I partiti come elemento di democrazia, come luogo della partecipazione dei cittadini alla discussione sulla amministrazione della cosa pubblica e come momento di collegamento e di sintesi tra gli eletti nelle istituzioni e la base degli iscritti. Quindi partiti veri e non comitati elettorali che servono solo ad eleggere qualcuno nelle istituzioni senza che questi mantenga, una volta eletto, un rapporto con i suoi elettori. Nella nostra Regione l’esempio negativo è dato proprio dalla lista civica dei Cittadini per il Presidente che nel 2003 ha permesso a Riccardo Illy di vincere le elezioni in nome di un supposto collegamento diretto con una fetta importante di opinione pubblica moderata stanca delle dispute interne che hanno caratterizzato l’ultima parte del governo del centro destra. Ma questo collegamento di Illy con l’opinione pubblica attraverso un partito inesistente si è rilevato per quello che effettivamente è, ovvero un collegamento con pochissime personalità dove le decisioni vengono assunte in ambiti ristretti senza alcun confronto reale con il Consiglio Regionale. E questo accade mente il presidente, in una finzione di democrazia diretta, si rivolge ai cittadini attraverso una campagna mediatica senza eguali nella nostra Regione dove l’unico rapporto tra le scelte del Presidente ed i cittadini che lo hanno eletto è gestito dalla Direzione Regionale per la Comunicazione, struttura interna alla Regione appositamente voluta e creata da Illy, gestita da suoi uomini e scientificamente impegnata quotidianamente nel propagandare la sua immagine sui giornali, nelle radio, nelle televisioni e nei convegni. Compito primario dell’Udc del Friuli Venezia Giulia, nei prossimi mesi, dovrà essere proprio la capacità di dimostrare il grande inganno del governatore che si presenta a parole come il campione dell’innovazione ma che nella realtà è il campione di una nuova visione della Regione centralistica ed autoritaria. Illy ha agito scientemente in questi anni per rimodellare una diversa Regione cercando di interrompere quei processi di sviluppo che l’avevano caratterizzata fin dalla sua costituzione facendole raggiungere significativi risultati. Cito due esempi, ovvero il ruolo di comuni e province – che sono gli enti più vicini al territorio e quindi alle esigenze dei cittadini – ed il ruolo del Consiglio regionale che è la massima istituzione rappresentativa del Friuli Venezia Giulia. La legge di riforma del sistema degli Enti Locali e la nuova legge urbanistica regionale hanno introdotto forti elementi di centralismo in notevole controtendenza rispetto alla storia legislativa regionale sempre attenta ai concetti di decentramento e di autonomia. Il rapporto tra l’organo legislativo, il Consiglio ed il governatore è sempre più squilibrato a favore del secondo che ora vuole anche espropriare il parlamento regionale del potere di controllo su una legge fondamentale come la legge finanziaria regionale che la si vuole ridurre ad una sorta di affare privato del Presidente della Regione. Si sta quindi costruendo un nuovo quadro istituzionale regionale che mai il Friuli Venezia Giulia aveva conosciuto e che è stato ben definito con parole chiare dall’ex presidente della Regione Adriano Biasutti che ha accusato Illy di voler trasformare il Consiglio regionale in un organo di ratifica delle decisioni del presidente e dal Sindaco di Udine Sergio Cecotti che ha parlato del venir meno delle garanzie costituzionali nel Friuli Venezia Giulia. Questo è potuto accadere grazie ad una legge elettorale che ha spostato in modo eccessivo l’asse del potere verso la figura del presidente e soprattutto a causa della debolezza dei partiti. Partiti che per l’Udc devono invece essere il luogo di democrazia e di confronto e quindi di quell’equilibrio istituzionale che oggi manca in regione ma anche nel paese. Ma la debolezza dei partiti è causa anche della connotazione politica dei due schieramenti che si confrontano il centro destra ed il centro sinistra caratterizzati l’uno da una tendenza populista l’altro dal radicalismo di sinistra. Schieramenti che non riescono ad esprimere piattaforme politico programmatiche con al centro gli interessi generali della comunità ma che si concentrano su interessi di parte. La sfida dell’Udc, che con coraggio sta invece parlando di rilancio neocentrista è una sfida per riportare al centro gli interessi generali della comunità e per costruire un grande partito polare moderato. Una sfida per rimodellare un nuovo centro destra, rigorosamente alternativo alla sinistra e capace di riportare il paese nel cuore dell’Europa. E se questa è la sfida alla politica nazionale, credo che dovrà essere impegno prioritario delle realtà locali dell’Udc operare per portare avanti con chiarezza questa nostra politica Per questo ritengo che tutti i noi, impegnati con diverse responsabilità nella vita del partito dovremo lavorare sul territorio per spiegare la nostra politica e per portare avanti le nostre ragioni. E’ un compito di tutti gli eletti nelle istituzioni, il Parlamento, la Regione, la Provincia, i Comuni, del gruppo dirigente provinciale: la segreteria i componenti il Comitato, dei segretari di sezione, dei direttivi sezionali, dei responsabili dei dipartimenti, di tutti gli amici impegnati ed iscritti. E’ una sfida che possiamo vincere per un centro destra migliore, più utile al paese e finalmente capace di vincere. Palmanova, 3 marzo 2007 |


